Affittare un immobile a famiglie che possiedono animali domestici è una situazione sempre più frequente. Per il proprietario, però, la presenza di un animale può sollevare dubbi legittimi: è possibile vietarla? Quali tutele esistono in caso di danni? Come regolarsi correttamente dal punto di vista contrattuale?

Conoscere il quadro normativo aiuta a gestire la locazione in modo consapevole e a prevenire conflitti.

Il quadro generale: cosa può (e non può) fare il proprietario

Nel diritto italiano non esiste una norma che vieti in modo automatico la presenza di animali domestici in un immobile locato. 

Questo significa che, in linea generale, l’inquilino può tenere un animale se il contratto di affitto non lo vieta espressamente.

Per il proprietario, quindi, il contratto di locazione diventa lo strumento centrale per disciplinare la questione. È lì che si gioca l’equilibrio tra libertà dell’inquilino e tutela dell’immobile.

Le clausole contrattuali sugli animali

Il proprietario ha la facoltà di inserire nel contratto una clausola che regoli la presenza di animali domestici. Le opzioni più comuni sono due:

  1. La prima è una clausola di divieto esplicito, che vieta la detenzione di animali nell’immobile. Se questa clausola è chiara e accettata dall’inquilino al momento della firma, diventa vincolante. In caso di violazione, il proprietario può contestare l’inadempimento e, nei casi più gravi, valutare la risoluzione del contratto.
  2. La seconda opzione è una clausola di ammissione con responsabilità, che consente la presenza di animali ma chiarisce che l’inquilino risponde integralmente di eventuali danni all’immobile o di usi non conformi. Questa soluzione è spesso preferita quando si vuole mantenere un rapporto più flessibile, senza rinunciare alle tutele.

Se il contratto non contiene alcun riferimento agli animali, il proprietario non può opporsi successivamente alla loro presenza, salvo che emergano problemi concreti.

Il ruolo del regolamento condominiale

Un aspetto spesso frainteso riguarda il ruolo del regolamento condominiale. Con la legge n. 220 del 2012, nota come Riforma del condominio, il legislatore ha chiarito che i regolamenti condominiali non possono vietare il possesso di animali domestici nelle singole unità immobiliari.

Il principio è oggi espressamente previsto dall’ultimo comma dell’articolo 1138 del Codice Civile, secondo cui le norme del regolamento non possono limitare questo diritto dei residenti. Di conseguenza, eventuali divieti generalizzati inseriti nei regolamenti condominiali non sono considerati validi.

Questo significa che il proprietario non può fare affidamento sul regolamento del condominio per impedire la presenza di animali nell’appartamento locato. L’unico strumento giuridicamente efficace per disciplinare o vietare la detenzione di animali resta quindi il contratto di locazione, attraverso una clausola specifica, chiara e accettata dall’inquilino al momento della firma.

Resta fermo che l’inquilino è comunque tenuto a rispettare le regole condominiali che riguardano l’uso delle parti comuni e la tutela della tranquillità e dell’igiene, aspetti che possono essere legittimamente regolati dall’assemblea.

Responsabilità e tutela dell’immobile

Dal punto di vista del proprietario, il punto centrale resta la tutela dell’immobile. L’inquilino è sempre tenuto a usare la casa con diligenza e a restituirla, alla fine della locazione, nello stato in cui l’ha ricevuta, salvo il normale deterioramento.

Se l’animale causa danni (ad esempio a pavimenti, porte o infissi), il proprietario ha diritto al risarcimento. Il deposito cauzionale può essere utilizzato a questo scopo, ma non può essere aumentato oltre i limiti di legge solo perché è presente un animale.

Conclusione

Il principio generale è: dirlo prima è meglio. Informare il locatore che si possiedono animali, anche di piccola taglia (o che si intende “adottarne” uno) è fondamentale per evitare attriti o contestazioni future.

Affittare un immobile a famiglie con animali domestici è una situazione sempre più comune e non può essere gestita solo con divieti generici. La normativa non impone un’esclusione automatica degli animali, ma lascia al proprietario un ampio margine di intervento attraverso il contratto di locazione.

Dal punto di vista della tutela dell’immobile, l’approccio più efficace è una gestione consapevole del rischio: definire in modo chiaro nel contratto se e a quali condizioni gli animali sono ammessi, chiarire le responsabilità dell’inquilino e prevedere strumenti di tutela adeguati.

Una clausola ben formulata consente spesso di proteggere l’immobile senza ridurre l’attrattività dell’offerta sul mercato, soprattutto in un contesto in cui la presenza di animali è sempre più diffusa. Chiarezza iniziale e buon equilibrio contrattuale restano, per il proprietario, gli strumenti migliori per prevenire problemi e mantenere un rapporto locativo stabile e prevedibile.

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